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Citroën C-Airplay: La “Mini-C2” col tetto in tasca e il vento tra i capelli

Se pensiamo agli anni 2000, Citroën era in uno stato di grazia creativo. Non si limitavano a fare auto; sperimentavano con le forme, i volumi e, soprattutto, con la libertà. Tra i tesori dimenticati di quell’epoca spicca la Citroën C-Airplay, una concept car che oggi definiremmo il “sogno proibito” di ogni guidatore urbano.

Una taglia extra-small per la città

Basata sulla meccanica della Citroën C2, la C-Airplay portava il concetto di “city car” all’estremo. Lunga appena 3,30 metri (circa 36 centimetri meno della C2 di serie), era una piccola scultura su ruote pensata per infilarsi ovunque, senza rinunciare a una personalità dirompente.

Ma la vera magia non stava solo nelle dimensioni, quanto nella sua capacità di trasformarsi.

Il tetto? Finisce nel baule

Il cuore del progetto era la libertà totale. Il tetto della C-Airplay non era una semplice capote, ma un sistema smontabile che poteva essere comodamente riposto nel bagagliaio.

  • Aperta: Una barchetta urbana pronta per il lungomare o il traffico estivo.

  • Chiusa: Una coupé futuristica dalle linee pulite e aerodinamiche.

Questa versatilità la rendeva una 2+2 (due posti comodi davanti e due “di fortuna” dietro) perfetta per chi vive la città con uno spirito ludico.

Interni: Dove il design incontra la fantascienza

Dimenticate i cruscotti grigi e i tasti di plastica dura. Gli interni della C-Airplay erano un manifesto di stile:

  1. Trasparenze strategiche: La parte inferiore delle portiere era trasparente, regalando una sensazione di velocità e connessione diretta con l’asfalto.

  2. Colori e materiali: Un mix di bianco ottico e inserti colorati che la facevano sembrare un oggetto di design d’arredamento piuttosto che un’abitacolo tradizionale.

  3. Minimalismo tech: I comandi erano ridotti all’osso, anticipando di anni la tendenza verso interfacce più pulite e integrate.

Il tocco di stile: La C-Airplay non era solo un esercizio estetico, ma un tentativo (purtroppo rimasto allo stadio di concept) di rendere l’auto un oggetto capace di trasmettere benessere e leggerezza, eliminando i confini tra “dentro” e “fuori”.

Oggi, in un mondo di SUV massicci, una “baby” Citroën così agile e sfrontata farebbe girare la testa a chiunque.

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