Il Capolavoro Perduto: L’Alfa Romeo “Bella” e il Sogno della 166 Coupé
Se c’è una cosa che gli anni ’90 ci hanno lasciato in eredità, oltre alla musica grunge e ai primi cellulari a mattonella, è la capacità dei carrozzieri italiani di farci sognare. Nel 1999, al Salone di Ginevra, Bertone decise di prendere l’ammiraglia del Biscione, la 166, e di trasformarla in qualcosa di magnetico.
Il risultato? Un esemplare unico chiamato, non a caso, “Bella”.
Un Design che Rompe gli Schemi
Mentre la 166 di serie era il simbolo dell’eleganza sobria e ministeriale, la “Bella” di Bertone era un inno alla dinamicità. Non si trattava di un semplice “taglia e cuci” della berlina:
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Linee scultoree: Il muso era dominato da uno scudetto integrato in modo avveniristico, con fari sottili che sembravano fendere l’aria.
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Proporzioni da Gran Turismo: Nonostante la base meccanica imponente, Bertone riuscì a creare una silhouette filante, con una linea di cintura alta e un posteriore corto e muscoloso.
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Dettagli unici: Il montante posteriore “a scomparsa” dava l’illusione di un tetto sospeso, un tocco di classe puro stile anni 2000 ante litteram.

Interni 2+2: Lusso e Intimità
Entrare nell’abitacolo della “Bella” significava immergersi in un salotto sportivo. La configurazione 2+2 non era solo una scelta estetica, ma un modo per rendere l’esperienza di guida più esclusiva rispetto alla generosa abitabilità della berlina da cui derivava. Pelle pregiata, inserti in alluminio e una plancia orientata verso il guidatore confermavano che, nonostante la classe, l’anima restava quella di una sportiva vera.

Perché non l’abbiamo vista su strada?
Come spesso accade con i prototipi più audaci, la “Bella” rimase un esercizio di stile. All’epoca, il mercato delle grandi coupé di lusso stava cambiando e Alfa Romeo scelse di concentrarsi su altri segmenti.
Oggi, guardandola con il senno di poi, non possiamo che chiederci: quanto sarebbe stata diversa la storia dell’Alfa 166 se avesse avuto una sorella così affascinante nei listini? Resta il fatto che la “Bella” è ancora oggi una delle interpretazioni più riuscite del DNA Alfa secondo la matita di Bertone.

Curiosità Tecnica: Sotto quel cofano così scolpito batteva il leggendario Motore V6 Busso da 3.0 litri, il “violino di Arese”, capace di regalare una colonna sonora all’altezza di tanta bellezza.




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